A scuola di felicità
Lezioni che ho imparato dai miei alunni
Da quando conosco l’etimologia della parola “insegnare” faccio sempre più fatica a definirmi “insegnante”. In-segnare è segnare nel profondo, nel cuore, l’altro. È lasciare una traccia indelebile e non solo parole superficiali, epidermiche. Non posso definirmi “insegnante” perché bisognerebbe chiedere ai miei alunni con quale profondità li ho segnati. Quello che posso riconoscere è il segno profondo che loro hanno lasciato in me.
Loro si mi hanno in-segnato.
Tra queste pagine troverai tracce dei segni profondissimi lasciati dai miei alunni (e dalla scuola) in me. Un viaggio non solo per studenti, ma anche per insegnanti, genitori, educatori.
Un viaggio per chiunque desideri un in-segnamento nella propria vita, a una condizione però: tornare, per qualche tempo, studenti.
Dario AHMAD REDA è insegnante di scienze motorie presso l’Istituto Marconi di Padova e l’Einstein di Piove di Sacco. Nasce a Padova da mamma padovana e cattolica e papà libanese (di Tiro) e musulmano, due culture e due religioni. A vent’anni Dario si converte alla fede cristiana.
Il tempo non trascorso a scuola con i suoi alunni, lo passa studiando, correndo in bici o a piedi; e per quanto queste attività possano sembrare banali passatempi, è convinto siano tra le forme più elevate di preghiera cui attingere.
Quarta di copertina
Da quando conosco l’etimologia della parola “insegnare” faccio sempre più fatica a definirmi “insegnante”. In-segnare è segnare nel profondo, nel cuore, l’altro. È lasciare una traccia indelebile e non solo parole superficiali, epidermiche. Non posso definirmi “insegnante” perché bisognerebbe chiedere ai miei alunni con quale profondità li ho segnati. Quello che posso riconoscere è il segno profondo che loro hanno lasciato in me.
Loro si mi hanno in-segnato.
Tra queste pagine troverai tracce dei segni profondissimi lasciati dai miei alunni (e dalla scuola) in me. Un viaggio non solo per studenti, ma anche per insegnanti, genitori, educatori.
Un viaggio per chiunque desideri un in-segnamento nella propria vita, a una condizione però: tornare, per qualche tempo, studenti.
A scuola di felicità

