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Lavoro, persone e società

Lavoro, persone e società

CredOg XLI (5/2021) n. 245

Manca una riflessione profonda sul lavoro. Lo si nota sia in campo economico sia in quello antropologico. L’aver messo al centro della nostra civiltà il consumo e la finanza, da una parte, e persino l’enfasi posta sul valore della lavoro e della tecnica concorrono insieme di fatto a vivere il lavoro come una necessità subita e accessoria rispetto all’identità di sé. Il lavoratore diventa «risorsa o capitale umano» (valutabile per qualità e quantità) con cui ci si relazione a suon di incentivi e/o sanzioni (il denaro è l’unico perché del lavoratore). È una rivoluzione silenziosa che si gioca sulla frattura tra lavoro e progetto di vita del lavoratore: chi dà lavoro compra con la prestazione del lavoratore anche la sua ragione, il movente, la motivazione. Il lavoro non è più un valore, non qualifica più la vita, ma serve per altro di buono e valido. E la teologia? «CredereOggi» si interroga sulla pesante carenza di contributi «teologici» sul tema a fronte di un’attenzione, dove c’è, «etica» più confacente (comoda?). Dopo la riflessione (ancora acerba e «moderna») di M.D. Chenu (1955) non c’è nulla. Incominciamo.
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La rivista «CredereOggi» è pubblicata da quarant’anni dalle «Edizioni Messaggero Padova» sotto la responsabilità dei Frati minori conventuali di sant’Antonio di Padova. Contributi di GIOVANNI BIGALLI - BRUNO BIGNAMI - MIRCO CASTELLER - VINCENZO FERRANTE - MARCO GAETANO - PIER DAVIDE GUENZI - LUCA PEYRON - SEBASTIANO PINTO - FRANCO RIVA - ROSANGELA RODIGIANI - LUCIA VANTINI

Quarta di copertina

Manca una riflessione profonda sul lavoro. Lo si nota sia in campo economico sia in quello antropologico. L’aver messo al centro della nostra civiltà il consumo e la finanza, da una parte, e persino l’enfasi posta sul valore della lavoro e della tecnica concorrono insieme di fatto a vivere il lavoro come una necessità subita e accessoria rispetto all’identità di sé. Il lavoratore diventa «risorsa o capitale umano» (valutabile per qualità e quantità) con cui ci si relazione a suon di incentivi e/o sanzioni (il denaro è l’unico perché del lavoratore). È una rivoluzione silenziosa che si gioca sulla frattura tra lavoro e progetto di vita del lavoratore: chi dà lavoro compra con la prestazione del lavoratore anche la sua ragione, il movente, la motivazione. Il lavoro non è più un valore, non qualifica più la vita, ma serve per altro di buono e valido. E la teologia? «CredereOggi» si interroga sulla pesante carenza di contributi «teologici» sul tema a fronte di un’attenzione, dove c’è, «etica» più confacente (comoda?). Dopo la riflessione (ancora acerba e «moderna») di M.D. Chenu (1955) non c’è nulla. Incominciamo.

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