I fioretti di padre Placido - Giorgio Laggioni, Piero Lazzarin - Edizioni Messaggero Padova - Libro Edizioni Messaggero Padova
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I fioretti di padre Placido

I fioretti di padre Placido

Martire francescano della carità e del silenzio

I momenti importanti e le scelte decisive, ma anche il pulsare quotidiano del cuore di padre Placido, sono qui raccontati alla maniera dei «fioretti» di san Francesco. Il "piccolo frate" era spinto da un amore molto concreto e impegnativo, portato al più alto grado d’intensità raccomandato da Gesù: dare la propria vita per gli altri. E così, dopo aver ideato e gestito dal suo confessionale nella Basilica del Santo di Padova, una rete di persone che metteva in salvo, facendoli fuggire con documenti falsi, i perseguitati dai nazi-fascisti, venne preso e rinchiuso in una cella del Palazzo della Gestapo a Trieste. Torturato fino a morirne, si rifiutò di rivelare i nomi dei sui collaboratori.
Giorgio LAGGIONI, francescano conventuale, dal 2005 è vicerettore della Basilica di Sant’Antonio. Dal 2013 ricopre anche l’incarico di vicepostulatore provinciale per le cause dei santi. In questa veste ha contribuito alla redazione della Positio super virtutibus del Servo di Dio Placido Cortese. Piero LAZZARIN, giornalista professionista, già caporedattore del «Messaggero di sant’Antonio», è autore di opere biografiche, di storia e di arte: Benedetta Bianchi Porro (2006); Sentinelle del mattino, giovani liberi e coraggiosi (2011); Albino Luciani (2012); Suor Lucia di Fatima (2012); Giovanni XXIII (2014); Edith Stein (2014); Padre Pio (2016); Lorenzo Milani (2017); Elisabetta Vendramini (2017); Paolo VI (2018).

Quarta di copertina

I momenti importanti e le scelte decisive, ma anche il pulsare quotidiano del cuore di padre Placido, sono qui raccontati alla maniera dei «fioretti» di san Francesco. Il "piccolo frate" era spinto da un amore molto concreto e impegnativo, portato al più alto grado d’intensità raccomandato da Gesù: dare la propria vita per gli altri. E così, dopo aver ideato e gestito dal suo confessionale nella Basilica del Santo di Padova, una rete di persone che metteva in salvo, facendoli fuggire con documenti falsi, i perseguitati dai nazi-fascisti, venne preso e rinchiuso in una cella del Palazzo della Gestapo a Trieste. Torturato fino a morirne, si rifiutò di rivelare i nomi dei sui collaboratori.

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